Da quattro giorni si ha un' idea più chiara su cosa può rappresentare - e diventare - l'oratorio dasaese. Domenica scorsa nella chiesa matrice del paese [l'iniziativa è stata inserita all'interno del novenario dei santi patroni], c'è stato infatti un confronto con don Antonio Pagnotta, uno dei referenti diocesani su questa tematica. Il religioso ha fatto un'analisi accurata con una visione e un'ideologia chiarissima: «Ultimamente - ha spiegato il presbitero - c'è un cambio nella progettualità; un tempo la canonica e gli spazi sacri prevalevano sulle aree verdi o sportive, adesso si tende a fare il contrario; una disciplina che si sta diffondendo molto - con conseguente creazione di campi nell'oratorio - è il padel». Nel contesto lo sport è importante ma non preminente «nella struttura - ha continuato il curato - si possono fare attività ricreative e didattiche [come corsi di ballo e doposcuola]e più genericamente momenti di convivialità o intrattenimento per tutte le fasce d'età». Le potenzialità della struttura a livello morale e fattuale possono essere enormi, visto che a Dasà manca ad oggi un centro di aggregazione sociale capace di coinvolgere trasversalmente tutti gli abitanti del posto, tuttavia «bisogna stare attenti a non costruire cattedrali nel deserto - ha avvertito il ministro di Dio - perché l' oratorio non va solo aperto ma anche vissuto». A riguardo le parole del parroco don Bernardino Comerci sono state significative :«Quest'anno - ha precisato - abbiamo due obiettivi; aprire l'oratorio [i lavori nell' edificio non sono ancora conclusi] e formare le persone. Il percorso da seguire è dunque tracciato e nei prossimi mesi questi proponimenti potrebbero tramutarsi in realtà.