La Penna Rossa

Anime che parlano, radici che restano: il nuovo libro di Graziella Montagnese racconta Piani di Acquaro

Le storie di un paese, delle sue genti e delle sue tradizioni narrati da una giovane del posto
27/12/2025
copertina

“Piani di Acquaro – Ricordi tramandati, anime che parlano” è questo il titolo che una giovane scrittrice del posto, Graziella Montagnese, ha voluto dare alla sua seconda opera letteraria. Parole tanto semplici quanto esplicative, come tutte quelle custodite nel volume, in cui la 30enne – che oggi vive al Nord ma è originaria della frazione succitata – racconta minuziosamente storie e luoghi del posto in cui è nata e cresciuta. «Scrivere queste pagine – si legge nel prologo – è stato un modo per guardare indietro con gratitudine e avanti con speranza».

Nel testo, come predetto, ci sono racconti nudi e crudi, che lasciano poco spazio alle interpretazioni e potrebbero fare da manuale di vita a chiunque. Una di queste è la storia di Giovanni, un suo concittadino chiamato a crescere troppo in fretta. Un uomo che già da piccolo porta cicatrici ed è protagonista, suo malgrado, di un’esistenza che metterebbe ko chiunque: si sposa con una ragazza del paese che resta incinta ma muore a seguito di una febbre improvvisa che porta via anche il bambino. «Doppia croce, doppio silenzio», spiega Graziella prima di andare avanti nelle vicissitudini del protagonista. Giovanni resta in paese, ricomincia daccapo e si risposa con la sorella della prima moglie: con lei ha sette figli e sembra avviato verso un’esistenza quantomeno serena; il destino, però, ha in serbo un piano completamente diverso. Anche la madre dei suoi figli muore, lasciandolo solo, a 39 anni, a gestire una famiglia numerosa. La sua vita, però, gli riserva ancora altro, che la narratrice evidenzia con dovizia di particolari.

Il legame tra Salvatore e Giuseppa non è da meno: il luogo in cui nasce tutto è sempre lo stesso e l’aneddoto che Montagnese consegna ai suoi lettori è di quelli che fanno comprendere a fondo certi valori. Lui è orfano di madre da quando aveva tre anni, lavora duramente ma il guadagno basta solo per l’essenziale. Si innamora di Giuseppa, che conosce perfettamente la sua situazione ma, nonostante ciò, non solo lo sposa, ma va oltre: lavora con lui, non ha mai discussioni animate con il marito (anche perché conosce la ferita legata alla scomparsa della madre) e si cala pienamente nella sua realtà.

Una sera, poco tempo prima del parto, viene assalita da un’irrefrenabile voglia di braciole di carne, desiderio che però non può realizzare viste le condizioni economiche. Prima di andare a dormire si lega le mani, per evitare di toccarsi involontariamente nel sonno e far nascere il figlio con segni visibili di ciò che desiderava. Quella notte sognò la Madonna ai piedi di un ulivo che le porgeva un sacchetto di stoffa, come quelli usati abitualmente da chi lavora in campagna per custodire il cibo. Al suo interno c’era proprio un piatto pieno di braciole, che la donna nel sogno consumò completamente, svegliandosi sazia, come se avesse realmente mangiato. Un gesto da madre a madre, all’interno di una storia d’amore molto più ampia, definita – a ragion veduta – «esempio di dignità».

Un capitolo è dedicato anche a Bruno, che racconta la sua esperienza, figlia di un tempo in cui si poteva e si riusciva ad amare anche a distanza, aspettando il momento giusto, «lontani con il corpo ma vicini nel cuore».

Come detto in apertura, però, all’interno dell’opera si va oltre le vicende umane: si parla di tradizioni, di restanza, di lavoro, di feste. Tutto intrecciato all’interno di un territorio e delle persone che lo hanno scelto per mettere radici o, comunque, per non separarsene mai completamente, con la consapevolezza di ciò che quell’area poteva offrire e quella capacità innata di ingegnarsi, adattarsi e, parafrasando Francesco Gabbani, «vivere la vita così com’è».

Nei ringraziamenti finali la scrittrice cita in apertura sua figlia, che ha saputo mostrarle «ciò che nemmeno gli adulti sanno spiegare: che la forza può nascere da mani piccole». Una capacità che chi proviene da un territorio come Piani ha nel DNA, figlia di un paese che – scrive la stessa autrice – «ha dato e può dare tanto, merita cura, visione e amore e, soprattutto, di non essere mai dimenticato».

Il volume, che come detto in apertura rappresenta la seconda produzione della giovane – dopo Non sempre spunta l’arcobaleno, in cui racconta la propria storia – è acquistabile su Amazon.

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