La Penna Rossa

Il centenario che parla al cuore: Domenico Sangiuliano, una vita che ispira da Melicuccà

Contadino, padre, credente: un secolo di coerenza e umanità che racconta la Calabria più autentica
06/01/2026
copertina

Festa grande a Melicuccà di Dinami: oggi Domenico Sangiuliano compie 100 anni. Al festeggiato – che è sempre rimasto nella frazione calabrese – oltre a una messa sarà dedicato un momento conviviale, aperto a tutta la cittadinanza e previsto nel pomeriggio.

Il ritratto

Il profilo di Domenico è quello di un uomo “vecchio stile”: pacato, elegante nei modi e nel linguaggio, con un savoir-faire umano che lo ha reso e lo rende benvoluto e amato da tutta la comunità.

La sua vita è tanto semplice quanto straordinaria: a livello professionale ha fatto il contadino e, nel 1951, si è sposato con Maria Francesca Poci, una sua concittadina. Dalla loro unione sono nati Salvatore, Pasquale, Antonia, Rosa, Liliana e Stefano, che a loro volta gli hanno regalato tredici nipoti e undici pronipoti (che a marzo diventeranno dodici). Il legame con la moglie è sempre stato forte e viscerale, un amore senza tempo, ancora oggi percepibile ed esteso a tutta la famiglia, che in lui vede una guida e un fulgido esempio.

Nonostante gli studi si siano interrotti alla terza elementare, il centenario ricorda tuttora, a memoria, alcuni racconti scolastici. Nella sua mente sono anche scolpite le dure giornate lavorative e le fatiche lunghe e quotidiane nei campi, che hanno contrassegnato l’esistenza di molte persone del luogo: «Oggi non si trova uno che zappa», ci dice, evidenziando l’uso delle nuove tecnologie e la crescente disaffezione per il lavoro agricolo.

Ad accompagnarlo da sempre c’è anche una fede incrollabile: Domenico segue due-tre messe al giorno, non manca a nessuna celebrazione eucaristica nel luogo sacro del suo paese ed è abbonato da più di 45 anni al Messaggero di Sant’Antonio, un periodico d’informazione collegato all’aureolato padovano. Per capire il suo legame con Dio basta pensare a un aneddoto raccontato dallo stesso: dopo aver ascoltato sette messe alla televisione in un solo giorno (durante la pandemia), si è rattristato il giorno dopo perché, a causa del telecomando non funzionante, non ha potuto seguirne nemmeno una.

Unitamente a ciò, praticamente da sempre, per profonda devozione alla Passione e morte di Gesù, non mangia carne di venerdì, una rinuncia attuata non solo in Quaresima ma durante tutto l’anno.

Ha partecipato a numerosi pellegrinaggi – nel 2015 si è recato anche a Lourdes con alcuni familiari – ma la frase più emblematica nel contesto religioso è la risposta data ai suoi concittadini: a chi, vedendolo camminare a piedi nel centro vibonese, gli domanda dove vada, lui risponde abitualmente: «Dove vuole Dio».

I figli: «Onesta e lavoro, sempre»

Il primogenito della famiglia, Salvatore Sangiuliano, in occasione della ricorrenza ha descritto alcune qualità del padre. «Ci ha sempre inculcato i valori dell’onestà e del lavoro. Mai toccare gli altri – ha spiegato indicando le direttive del genitore – mai dare fastidio a nessuno». Tutto ciò con uno stile unico, con la capacità di farsi ascoltare senza trasmettere paura o alzare la voce. Lo stesso Salvatore ha asserito di aver ricevuto “sculacciate” dal papà solo in due occasioni, definendolo tra le altre cose «il Maradona del suo mestiere».

La commozione dei nipoti

I pensieri più belli arrivano però da alcuni dei tanti nipoti. Nel commentare il lieto evento nessuno riesce a trattenere la commozione, e le lacrime che scorrono sul viso mentre emergono le doti morali di “nonno Micu” dicono più di mille parole.

«Si è sempre dedicato alla famiglia e al lavoro», sostiene Maria Francesca Racco. Di lui la giovane ricorda ancora le innumerevoli storie ascoltate sugli scalini della sua abitazione. Nessun dubbio sulla parola che più può rappresentarlo: «È unico», dice subito, senza esitazione. A farle eco sono le parole di sua sorella, Ramona Racco: «È il nonno che tutti vorremmo avere», sostiene, ponendo l’accento sul coraggio e sulla forza dell’anziano, rimarcando la sua grande umiltà.

Per Diego Sangiuliano, Domenico è magnifico. «È stato una guida durante la crescita, nel cammino della vita. Per me rappresenta la famiglia», ha dichiarato, prima di definirlo «uno svizzero mancato», per via del suo ordine e del suo perfezionismo in tutte le faccende quotidiane. Un ritratto condiviso appieno da sua sorella, Irene Sangiuliano, che in lui vede la personificazione della correttezza. Anche lei, come la cugina Ramona, ha indicato l’umiltà come suo talento primario, con un riferimento anche al suo costante impegno in ambito professionale.

Dello stesso avviso sono infine anche le sorelle Sufrà: per Tina il nonno è una «persona saggia e un punto di riferimento». Francesca, invece, ha messo in risalto il ruolo di capofamiglia: «Ci ha dato e dà tanto, ci tiene uniti», ha affermato.

Il commento del sindaco

«Oggi – ha esordito il sindaco di Dinami, Antonino Di Bella – celebriamo non solo un traguardo straordinario, ma una persona che rappresenta la memoria viva della nostra comunità. Contadino umile, saggio e instancabile lavoratore – ha continuato – con la sua vita fatta di sacrifici, valori autentici e amore per la terra, è sempre stato anche un uomo di fede. Cento anni di vita sono un patrimonio prezioso che ci ricorda da dove veniamo e ci insegna il valore del lavoro, della dignità e delle radici. A nome di tutta la cittadinanza, esprimo profonda gratitudine e affetto per questo esempio che continua a parlare a tutti noi».

Il commento del parroco

Anche padre Angiolo Giovanni Solano, parroco di Melicuccà, ha commentato l'importante ricorrenza. Di seguito il suo intervento.

«Domenico Sangiuliano uomo piccolo di statura ma gigante di saggezza, uomo resiliente e di grande fede cristiana. Per me la sua vita non sono i 100 anni raggiunti in senso di tempo e cronologico ma di grande maturità umana, testimonianza che l'esistenza umana va vissuta ogni attimo alla ricerca di Dio, fonte della vita. Ogni giorno, al suono della campana, frettolosamente si avvia per partecipare alla santa messa, e giungendo sull'atrio della Chiesa mormora con umorismo “fatemi spazio” rimpiangendo i tempi in cui la chiesa era gremita di fedeli. È suo costume comunicarsi all'Eucarestia solo a Pasqua, come si usava prima del Concilio Vaticano II, ma la sua voce al momento della comunione risuona con la preghiera che è propria del sacerdote e che lui sa a memoria. Domenico è un uomo di grande comunione non solo con Cristo ma anche con il prossimo. Le mie visite sono frequentatissime, perché mi fa vivere momenti di serenità e da sogno, raccontandomi episodi antichi, impregnati di grandi valori e autentici affetti familiari e amicali».

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