La Penna Rossa

Orari scolastici, il nodo della settimana corta spacca le Preserre vibonesi

Il piano della dirigente divide l’Istituto “G. D’Antona”: sì a Dasà, forti resistenze ad Acquaro e Dinami
11/01/2026
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Orari scolastici al centro del dibattito nelle Preserre vibonesi: sotto la lente d'ingrandimento finisce il recente provvedimento della dirigente dell'Istituto comprensivo “G. D’Antona”, intenzionata ad attuare la settimana corta alla ripresa autunnale delle attività didattiche.

La vicenda

Il proposito dell’educatrice è molto semplice: eliminare le lezioni del sabato e recuperare le ore perse tra lunedì e venerdì. Tutto ciò riguarderebbe la scuola primaria e la secondaria di primo grado e si materializzerebbe a partire dall’anno scolastico 2026-2027.

L’idea – riferiscono alcuni – sarebbe nata da un gruppo di genitori di Dasà, che avrebbero stilato un documento per chiedere questa modifica alla preside. Quest’ultima avrebbe accettato la proposta e indetto un questionario consultivo, rivolto a tutti i genitori degli alunni. Alla mozione – sostengono gli informatori – avrebbe risposto positivamente il 77% degli interpellati.

La situazione ad Acquaro e Dinami

Parallelamente, però, si sono mossi i genitori dei comuni di Acquaro e Dinami: nel primo centro a mobilitarsi sono stati 22 genitori (su 31) della scuola elementare; a Dinami, invece, ad opporsi sono i genitori di 41 bambini (compresi quelli della frazione di Monsoreto). Entrambi hanno firmato una missiva con la quale chiedono alla dirigente scolastica di rivalutare la decisione presa per quanto riguarda i rispettivi territori. Le ragioni sono molteplici, ma i motivi principali sono due.

Il primo riguarda il cambio di orario in sé: anche se l’Istituto è uno solo, gli orari, già adesso, sono diversi in alcuni plessi. Il mutamento andrebbe quindi a incidere poco in alcuni territori ma molto in altri (Acquaro e Dinami rientrano in quest’ultima casistica). Ecco perché, secondo alcuni genitori, la dinamica andrebbe esaminata caso per caso e non in maniera globale.

Il secondo motivo riguarda le conseguenze di questa scelta nella quotidianità: l’aumento dei rientri pomeridiani – in termini di ore e/o giorni – significherebbe concretamente l’addio alle attività extrascolastiche degli studenti, poiché lo spazio per partecipare a questo genere di progetti verrebbe meno dal punto di vista organizzativo. Emblematico, in tal senso, è il caso degli allievi delle contrade Umbro e Boscoreggio, nel comune di Dinami: con la nuova disposizione, gli adolescenti, tra viaggi per raggiungere l’edificio scolastico, lezioni e rientro a casa, resterebbero fuori per ben 12 ore. Con tutte le conseguenze – stanchezza, calo dell’attenzione e difficoltà nello studio – che ciò comporterebbe.

Per questi motivi, le famiglie interessate hanno invitato la dirigente scolastica a rivedere le proprie posizioni, adattando la scuola alle necessità dei bambini e abbandonando un piano che, invece, sembra andare nella direzione opposta.

Le dimissioni

Intanto, una componente del Consiglio d’Istituto – in qualità di genitore – ha rassegnato le dimissioni. La scelta di Giuseppina Nesci arriva dopo un periodo di riflessione e di insoddisfazione per l’operato del gruppo di cui faceva parte. Secondo la donna, le problematiche reali e le esigenze del territorio e dei bambini non vengono prese in considerazione in modo idoneo: «La scuola – sostiene – dovrebbe essere il luogo in cui le necessità dei ragazzi e delle famiglie sono al centro di ogni scelta, ma sembra che, invece, si stia dando spazio solo a dinamiche amministrative interne».

Ha inoltre dichiarato che le adunanze promosse dall’organo collegiale si sono ridotte a una semplice formalità, con mancanza di ascolto e assenza di confronto per valutare insieme alternative sulla questione attenzionata.

Una decisione che potrebbe non rappresentare un caso isolato: anche ad Acquaro alcuni rappresentanti di classe starebbero ponderando l’idea di abbandonare l’incarico. Una reazione a catena che arriva in un momento delicato.

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