Orari scolastici al centro del dibattito nelle Preserre vibonesi: sotto la lente d'ingrandimento finisce il recente provvedimento della dirigente dell'Istituto comprensivo “G. D’Antona”, intenzionata ad attuare la settimana corta alla ripresa autunnale delle attività didattiche.
Il proposito dell’educatrice è molto semplice: eliminare le lezioni del sabato e recuperare le ore perse tra lunedì e venerdì. Tutto ciò riguarderebbe la scuola primaria e la secondaria di primo grado e si materializzerebbe a partire dall’anno scolastico 2026-2027.
L’idea – riferiscono alcuni – sarebbe nata da un gruppo di genitori di Dasà, che avrebbero stilato un documento per chiedere questa modifica alla preside. Quest’ultima avrebbe accettato la proposta e indetto un questionario consultivo, rivolto a tutti i genitori degli alunni. Alla mozione – sostengono gli informatori – avrebbe risposto positivamente il 77% degli interpellati.
Parallelamente, però, si sono mossi i genitori dei comuni di Acquaro e Dinami: nel primo centro a mobilitarsi sono stati 22 genitori (su 31) della scuola elementare; a Dinami, invece, ad opporsi sono i genitori di 41 bambini (compresi quelli della frazione di Monsoreto). Entrambi hanno firmato una missiva con la quale chiedono alla dirigente scolastica di rivalutare la decisione presa per quanto riguarda i rispettivi territori. Le ragioni sono molteplici, ma i motivi principali sono due.
Il primo riguarda il cambio di orario in sé: anche se l’Istituto è uno solo, gli orari, già adesso, sono diversi in alcuni plessi. Il mutamento andrebbe quindi a incidere poco in alcuni territori ma molto in altri (Acquaro e Dinami rientrano in quest’ultima casistica). Ecco perché, secondo alcuni genitori, la dinamica andrebbe esaminata caso per caso e non in maniera globale.
Il secondo motivo riguarda le conseguenze di questa scelta nella quotidianità: l’aumento dei rientri pomeridiani – in termini di ore e/o giorni – significherebbe concretamente l’addio alle attività extrascolastiche degli studenti, poiché lo spazio per partecipare a questo genere di progetti verrebbe meno dal punto di vista organizzativo. Emblematico, in tal senso, è il caso degli allievi delle contrade Umbro e Boscoreggio, nel comune di Dinami: con la nuova disposizione, gli adolescenti, tra viaggi per raggiungere l’edificio scolastico, lezioni e rientro a casa, resterebbero fuori per ben 12 ore. Con tutte le conseguenze – stanchezza, calo dell’attenzione e difficoltà nello studio – che ciò comporterebbe.
Per questi motivi, le famiglie interessate hanno invitato la dirigente scolastica a rivedere le proprie posizioni, adattando la scuola alle necessità dei bambini e abbandonando un piano che, invece, sembra andare nella direzione opposta.
Intanto, una componente del Consiglio d’Istituto – in qualità di genitore – ha rassegnato le dimissioni. La scelta di Giuseppina Nesci arriva dopo un periodo di riflessione e di insoddisfazione per l’operato del gruppo di cui faceva parte. Secondo la donna, le problematiche reali e le esigenze del territorio e dei bambini non vengono prese in considerazione in modo idoneo: «La scuola – sostiene – dovrebbe essere il luogo in cui le necessità dei ragazzi e delle famiglie sono al centro di ogni scelta, ma sembra che, invece, si stia dando spazio solo a dinamiche amministrative interne».
Ha inoltre dichiarato che le adunanze promosse dall’organo collegiale si sono ridotte a una semplice formalità, con mancanza di ascolto e assenza di confronto per valutare insieme alternative sulla questione attenzionata.
Una decisione che potrebbe non rappresentare un caso isolato: anche ad Acquaro alcuni rappresentanti di classe starebbero ponderando l’idea di abbandonare l’incarico. Una reazione a catena che arriva in un momento delicato.