La Penna Rossa

Zalone per finta, Catia e Giovanni per davvero: quando l'amore nasce sul Cammino di Santiago

Un viaggio che segna il destino: due cuori che si ritrovano lungo il percorso
19/01/2026
copertina

È il percorso in cui si sviluppa la trama del film italiano con il maggior incasso di sempre: in “Buen Camino”, Checco Zalone riflette, sceglie e scopre l'amore vero. La storia dell’artista pugliese è inventata, ma nel Cammino di Santiago c’è una coppia vibonese che l’amore l’ha trovato davvero.

Catia e Giovanni vivono ad Acquaro, e la loro vicenda, sotto certi aspetti, ricorda molto la pellicola che sta sbancando i botteghini.

Un vuoto da colmare

Catia Iaconis è una pasticcera di Acquaro. Ha un amico, Francesco Scarmozzino, originario dello stesso paese ma residente a Lecco, che le parla spesso del Cammino di Santiago – percorso che lui ha affrontato sei volte – tanto da convincerla a vivere questa esperienza.

Il progetto però viene inizialmente sospeso per motivi familiari: la madre di Catia si ammala e lei rinuncia al viaggio per starle vicino. Poco più di un anno dopo (agosto 2015), Francesco ripropone l’avventura. La partenza è fissata per maggio 2016: lei accetta, ma un nuovo imprevisto sembra compromettere tutto, poiché la madre si ammala di nuovo. Nonostante le difficoltà, la situazione si risolve sul filo di lana: la donna viene dimessa il 19 maggio, e Catia parte l’indomani da Lamezia verso l’aeroporto di Orio al Serio (Bergamo).

«Mi sentivo vuota dentro», racconta spiegando i motivi per cui ha scelto il Cammino di Santiago. «Volevo rimanere sola con me stessa, sono partita senza nessuna aspettativa».

Un proposito a posteriori quasi folle: zero allenamento per un tragitto di centinaia di chilometri e nessuna esperienza pratica del viaggio. Il programma prevede l’incontro a Nord Italia con Francesco e altre quattro persone, da cui la partenza verso l’inizio ufficiale dell’avventura.

Voglia di camminare

Tra le altre persone del gruppo c’è anche Giovanni Pianetti, lombardo e cognato di Domenico Cirillo, anch’esso della comitiva (quest’ultimo originario di Acquaro e grande esperto del Cammino, avendolo fatto dieci volte partendo da punti diversi).

Per Giovanni non è la prima esperienza: nel 2014, su invito del cognato, si era preso un mese e mezzo di ferie per fare il percorso. É un amante della natura e sta attraversando un momento delicato nel suo matrimonio. La situazione con la moglie è per entrambi chiara, ma ciò non incide minimamente sulla sua decisione: «Avevo voglia di camminare», racconta, sottolineando anche le bellezze naturalistiche e paesaggistiche del tragitto che lo attraggono.

Più di 800 chilometri

Il progetto è chiaro: da Irun a Santiago de Compostela ci sono circa 820-830 km da percorrere in circa un mese, camminando 20-25 km al giorno. Rispetto al film Buen Camino, dove Cristal percorre circa 770-800 km, il gruppo affronta sentieri più sterrati, saliscendi continui e un clima più umido, ma con paesaggi straordinari.

Un amore nato nella quotidianità

Non sempre si cammina insieme: ognuno può impiegare tempi diversi per raggiungere le tappe. L’importante è coordinarsi per il pernottamento serale: sbagliare la tabella dei tempi significa rischiare di non trovare un letto disponibile.

L’amore tra Catia e Giovanni nasce proprio nella condivisione delle fatiche quotidiane. Fino agli ultimi 100 km, infatti, non hanno mai camminato fianco a fianco. «Ci vedevamo solo la sera, ai pasti, insieme a tantissimi altri. Ognuno parlava della propria giornata senza mai scendere nei particolari privati», raccontano. Nulla a che vedere con l’inizio di una classica storia d’amore: niente corteggiamenti, regali o conversazioni intime. Le sensazioni si accumulano nell’anima dei protagonisti e esplodono al momento della separazione.

«Negli ultimi giorni – racconta Catia – ero felice di concludere il cammino, ma triste all’idea di lasciarlo. Ho capito che poteva essere l’uomo della mia vita, anche se la sua situazione familiare mi teneva distante da una relazione stabile».

«A metà viaggio – conferma Giovanni – avevo già capito che volevo stare con lei, ma ero frenato da come mio figlio avrebbe preso la nostra relazione».

Fine o nuovo inizio?

La Basilica Cattedrale di San Giacomo, come nel film di Zalone, diventa il punto cruciale: fine del viaggio o nuovo inizio?

«A Finisterre – racconta Catia – ho avuto una crisi emotiva». «All’aeroporto, al ritorno, ho pianto tantissimo pensando al distacco da lei», aggiunge Giovanni.

Il bisogno reciproco non si esaurisce in Spagna: tornati in Italia, lei in Calabria, lui in Lombardia, mantengono contatti quotidiani. Nel luglio 2017 Giovanni chiude definitivamente con la moglie e Stefano, il figlio, approva la nuova relazione del padre.

«Non c’è mai stato un momento in cui ci siamo dichiarati – spiegano – è tutto venuto naturale».

«Ringrazio San Giacomo per avermi fatto trovare l’uomo della mia vita», dice Catia. «Stavo bene da sola, ma oggi non mi vedrei senza di lui».

Anche Giovanni conferma: per stare insieme si trasferisce al Sud, ad Acquaro. «Non mi sembrava corretto fargli lasciare il posto», racconta, parlando di una vera e propria ‘migrazione al contrario’, su cui però non ha mai avuto il minimo dubbio.

La dimostrazione plastica di ciò che il Cammino ha prodotto arriva il 29 aprile 2023, giorno in cui Catia e Giovanni si sposano civilmente (Stefano è testimone dello sposo).

«Zalone ha azzeccato tutto»

La coppia, come molti italiani, ha visto il film di Zalone. «Ha azzeccato in tutto lo spirito del cammino», commentano.

«Siamo tutti uguali – aggiunge Giovanni parlando del percorso – non c’è ricco o povero, c’è condivisione nei pasti, nel tragitto e nell’assistenza reciproca».

Catia sottolinea anche l’aspetto spirituale: «Il cammino mi ha fatto scoprire lati di me che non conoscevo».

Insieme, ora come coppia, hanno intenzione di ripetere l’esperienza quanto prima. Segno tangibile che quello raccontato dall’attore italiano è davvero un buen camino.

contatti