Vista a ritroso l’allerta arancione su Dasà – comunicata ai cittadini ieri pomeriggio – sembra una prefigurazione; quanto successo stamane nel borgo montano era però impronosticabile. La pioggia copiosa della notte e le caduche e veementi saette, hanno anticipato l’increscioso evento: sono pressappoco le 10 di un normale 10 gennaio e la pioggia cade ancora incessantemente, a mutare sono gli altri fenomeni atmosferici; questa volta il fulmine è uno ma tanto assordante tanto accecante - «come un flash dritto negli occhi» spiega una cittadina – da preannunciare da solo quanto alcuni dasaesi rilevano e percepiscono ipso facto: la croce sulla facciata della chiesa della Consolazione e parte della struttura sottostante non c’è più. Una donna, seduta in un’autovettura dirimpetto all’entrata principale del luogo sacro, osserva impotente la caduta di calcinacci che ledono [ma fortunatamente non fracassano] il parabrezza del veicolo; poteva andare molto peggio. I detriti raggiungono gran parte della strada adiacente, tettoie e soffitti sono perforati - «è stato orribile e terrorizzante» racconta una mamma che d’un tratto si è ritrovata in casa un masso, piombato proprio dove il suo bambino stava giocando dieci minuti prima – pc, tv e altri strumenti elettronici smettono di funzionare al momento della folgorazione, Piazza Madonna della Consolazione è un andirivieni di persone. L’area interessata viene circoscritta, viene fatta una prima ricognizione [uno dei primi sul posto è il sindaco del paese Raffaele Scaturchio] e provvidenzialmente i danneggiamenti si ravvisano solo su alcuni oggetti. Tempestivamente arriva la Promoarena [la protezione civile della zona], la Benemerita di Arena e i Vigili del Fuoco [il distaccamento di Serra San Bruno]. Tutto il resto è cronistoria: riparazione dove possibile, segnalazione del pericolo dove è impossibile, la croce viene recuperata dai Vigili del Fuoco e tocca terra intorno alle 13.45. Qualcosa di Divino però era già presente ore prima su quell’arteria stradale: così non fosse a quest’ora staremmo raccontando un’altra storia.