Depredati nei servizi e decimati negli abitanti ma ugualmente attrattivi: la “ricetta vincente” di Dasà
Ecco come - e grazie a chi - il paese accoglie ciclicamente gruppi di americani
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Può un comune del profondo Sud con pochi mezzi a disposizione e con una sempre più crescente emigrazione [e spoliazione] attrarre turisti e creare - tramite gli stessi - un importante indotto economico nel paese? La risposta è sì, se si hanno idee e progetti chiari [e se le stesse, particolare non di poco conto, vengono perseguite ed applicate fino in fondo]. Una dinamica ben conosciuta a Dasà dove due giovani - Eva Santaguida cittadina del centro predetto e suo marito, l' americano Harper Alexander - promuovono e incentivano ormai da anni quello che tecnicamente viene definito “turismo esperienziale”.
Se parlare dello sviluppo che sta avendo questo nuovo modo di fare vacanza è lapalissiano, non si può dire altrettanto del procedimento con cui i protagonisti del racconto lo materializzano; youtuber di successo ormai da anni [il canale gestito dalla coppia “Pasta Grammar” conta più di 200mila iscritti] con un bacino di followers considerevole- che permetterebbe consequenzialmente di fare importanti partnership con qualsivoglia città o operatore turistico - la coppia ha spiazzato tutti optando per una scelta - solo apparentemente - dissennata: portare e far soggiornare gruppi di turisti a Dasà.
Eva e Harper, a livello organizzativo, lo fanno sorretti da un'associazione costituita intenzionalmente per questo scopo - denominata “Dásos Eliés” - al cui interno affluiscono numerosi dasaesi, che sostanzialmente fanno da promoter e testimonial al loro stesso comune [in maniera gratuita]. L'idea vincente è indubbiamente questa: cittadini del posto che connettono al loro luogo [umanamente ed emotivamente] viaggianti e vacanzieri, spinti allo spostamento oltreconfine - sono quasi tutti americani ed australiani - da una donna che di Dasà ha natali e famiglia, Eva Santaguida appunto.
Sedici persone sono arrivate nel borgo montano quest'oggi; due di questi sono tornati [avevano soggiornato nel paese tempo fa] altri due torneranno [a cavallo fra fine maggio e inizio giugno, quando è atteso un altro gruppo].
Analiticamente parlando, le persone che hanno raggiunto il centro delle Preserre vibonesi [in quasi due anni] sono sessantasei; tra essi oltre le succitate nazionalità figura pure uno spagnolo. Quanto attuato è stato reso possibile tramite quattro viaggi, preparati destramente e minuziosamente dai promotori del progetto e da un'agenzia di viaggi.
Ai partecipanti viene proposto un programma volto a conoscere tradizioni e musica del territorio visitato ma non solo; si va da quello che gli esperti del fenomeno chiamano “cooking class” ossia l'attività attraverso la quale il turista impara a cucinare le pietanze tipiche della zona, al “trekking urbano” vale a dire una sgambata nel centro abitato [ libera o con percorsi creati dagli organizzatori] con la quale si conosce storia e folclore dell'ambiente.
Non c'è quindi da stupirsi se poi, all'interno di un momento di convivialità [con pietanze rigorosamente nostrane] un americano con una chitarra in mano inizi a suonare e cantare con disinvoltura “Gianna” di Rino Gaetano o se - gesto che più abitati del posto definirebbero presumibilmente scriteriato e folle - qualcuno ha intenzione di comprare casa a Dasà.
Sostenibile, peculiare e genuino; il progetto in atto [di cui ne parla anche il quotidiano britannico “The Guardian”] potrebbe essere definito così. Un'idea che verosimilmente poteva venire a tutti ma che, come avevamo scritto ad inizio articolo e riaffermiamo, quasi nessuno avrebbe perseguito ed applicato a fondo, la differenza, essenzialmente, sta tutta qui.